Pescara, 25 giugno 2026
Alla manifestazione organizzata da Schema 17 presso l’Aurum di Pescara, si è svolto l’incontro con Nello Cristianini dedicato al tema “Forma Mentis. Cosa vedono le macchine quando guardano il mondo”. All’evento ha partecipato anche l’Arch. Alfredo D’Ercole, in rappresentanza di VALIDARE srl, confermando l’interesse crescente del mondo tecnico, progettuale e professionale verso le trasformazioni introdotte dall’intelligenza artificiale.
La relazione di Cristianini ha avuto il merito di affrontare un tema complesso con grande chiarezza: l’intelligenza artificiale non è più soltanto uno strumento esecutivo, programmato per svolgere operazioni prestabilite, ma un sistema capace di apprendere dall’esperienza, individuare regolarità, riconoscere connessioni e, in alcuni casi, trovare soluzioni che sfuggono alla percezione e alla capacità analitica umana.
Uno degli aspetti più significativi emersi dall’incontro è che le macchine oggi stanno trovando cose che noi non vediamo. Non perché possiedano una coscienza o una comprensione del mondo simile alla nostra, ma perché sono in grado di elaborare enormi quantità di dati, cogliendo schemi, relazioni e ricorrenze che risultano invisibili all’osservazione umana ordinaria. Questo apre scenari importanti in moltissimi ambiti: dalla medicina alla ricerca scientifica, dall’ingegneria alla progettazione, dalla gestione dei sistemi complessi fino all’analisi dei comportamenti sociali.
Cristianini ha posto l’attenzione anche su un punto centrale: le macchine hanno oggi un’abilità crescente nel risolvere problemi che in passato non erano mai stati risolti. Questo non avviene attraverso il metodo tradizionale della programmazione, nel quale l’uomo indica passo dopo passo alla macchina cosa fare, ma attraverso sistemi che apprendono da esempi, dati ed esperienze. È proprio qui che si colloca il salto concettuale dell’intelligenza artificiale contemporanea: non si tratta più soltanto di “calcolare”, ma di “imparare”.
Il tema più profondo, tuttavia, non riguarda soltanto ciò che le macchine riescono a fare, ma che cosa abbiano realmente compreso da ciò che hanno imparato. Questa è forse la domanda più affascinante e più delicata posta dalla relazione. Le reti neurali, infatti, elaborano informazioni attraverso modelli complessi, spesso difficili da interpretare anche per gli stessi ricercatori. Sappiamo che funzionano, sappiamo che producono risultati sorprendenti, ma non sempre sappiamo spiegare con piena chiarezza il percorso interno attraverso cui arrivano a quei risultati.
In questo senso, il riferimento al metodo delle reti neurali è stato particolarmente importante. Le macchine apprendono attraverso strutture ispirate, almeno in parte, al funzionamento del cervello umano: non memorizzano semplicemente istruzioni, ma costruiscono connessioni, pesi, relazioni e modelli interpretativi. L’intelligenza artificiale, dunque, impara dalle esperienze, si adatta ai dati, riconosce schemi e produce risposte che possono apparire nuove, originali e talvolta inattese.
La sintesi più efficace dell’incontro può essere questa: l’intelligenza artificiale ha aperto uno spazio che prima non pensavamo fosse possibile. Uno spazio nel quale le macchine non si limitano a eseguire, ma contribuiscono a esplorare; non sostituiscono necessariamente l’intelligenza umana, ma la obbligano a interrogarsi sui propri limiti, sui propri metodi e sulle proprie responsabilità.
Ma proprio questa potenza di calcolo richiede una domanda ulteriore: chi orienta queste capacità? A quale fine vengono utilizzate? E con quali garanzie per la dignità della persona? Questo lo ha ricordato ha ricordato Papa Leone XIV nella Magnifica Humanitas, questa nuova potenza tecnica deve rimanere al servizio della persona, del bene comune e della dignità umana. Il compito dell’uomo non è soltanto utilizzare l’intelligenza artificiale, ma comprenderla, orientarla e governarla, affinché il suo sguardo sul mondo non sostituisca quello umano, ma lo aiuti a diventare più lucido, più responsabile e più giusto.
Per chi opera nei settori della progettazione, della verifica e validazione dei progetti, della gestione delle opere pubbliche e dei processi decisionali complessi, l’intelligenza artificiale rappresenta una prospettiva di grande interesse. Essa può diventare uno strumento di supporto all’analisi, alla valutazione, alla previsione dei rischi, alla lettura di dati tecnici e alla gestione di scenari progettuali sempre più articolati.
L’incontro con Nello Cristianini non ha offerto risposte semplicistiche, ma ha proposto una riflessione matura: l’intelligenza artificiale è una tecnologia potente, capace di ampliare il campo delle possibilità, ma proprio per questo richiede cultura, consapevolezza, responsabilità e capacità critica. Le macchine possono vedere ciò che noi non vediamo; il compito dell’uomo resta quello di comprendere, orientare e governare questo nuovo modo di guardare il mondo.







