Acqua Summit 2026 – l’acqua diventa infrastruttura strategica nazionale

Roma, 17 giugno 2026

Superare la logica dell’emergenza e costruire una politica stabile dell’acqua, fondata su investimenti, prevenzione e innovazione.

È il messaggio centrale emerso dall’Acqua Summit 2026, il forum promosso da Il Sole 24 Ore dedicato alla crisi idrica, al cambiamento climatico e alla trasformazione infrastrutturale del Paese.

Dal confronto tra istituzioni, autorità di regolazione, commissari, autorità di bacino e operatori industriali è emersa una visione condivisa: la risorsa idrica non può più essere considerata soltanto un bene naturale da gestire nei momenti di crisi, ma una vera e propria infrastruttura strategica nazionale, decisiva per la sicurezza dei territori, la competitività delle imprese, la qualità dei servizi pubblici e la resilienza climatica. Al convegno ha partecipato Alfredo D’Ercole di VALIDARE srl.

Tra gli interventi più rilevanti, quello di Nicola Dell’Acqua, presidente di ARERA, che ha annunciato un cambio di passo sul fronte regolatorio. In particolare, Dell’Acqua ha indicato la necessità di rendere obbligatorio il recupero idrico nei data center, strutture sempre più energivore e idroesigenti, chiamate a ridurre il proprio impatto ambientale. Il presidente ha inoltre sottolineato come l’efficienza nella gestione dei dati, degli investimenti e del servizio risulti più elevata nei territori in cui opera un sistema idrico integrato sottoposto alla regolazione dell’Autorità.

Un richiamo netto alla programmazione è arrivato anche da Fabio Fatuzzo, Commissario straordinario unico per la depurazione, secondo cui “servono interventi strutturali, non misure spot”. La crisi climatica e la siccità impongono infatti al Paese di uscire da una gestione frammentata ed emergenziale, puntando su opere di lungo periodo, manutenzione degli impianti, depurazione efficiente e infrastrutture capaci di garantire continuità e qualità del servizio.

Sulla stessa linea Marco Casini, segretario generale dell’Autorità di Bacino dell’Appennino Centrale, che ha richiamato la necessità di governare gli effetti della crisi climatica attraverso tutela del patrimonio idrico, digitalizzazione delle reti e innovazione tecnologica. Sensori, monitoraggi avanzati e dati aggiornati diventano strumenti indispensabili per conoscere lo stato delle infrastrutture, prevenire criticità e programmare gli interventi.

Dal mondo industriale e dalle utility, con il contributo di grandi operatori come Acea Gruppo, è emersa con forza la centralità dell’economia circolare applicata all’acqua. Due le direttrici prioritarie: ridurre drasticamente le perdite di rete, modernizzando condotte e sistemi di controllo, e aumentare il riuso delle acque depurate per usi agricoli, industriali e civili. La depurazione, in questa prospettiva, non è più solo un obbligo ambientale, ma diventa una piattaforma per recuperare risorsa idrica, materia ed energia.

L’Acqua Summit 2026 consegna dunque un’indicazione chiara: l’acqua sarà uno dei grandi dossier strategici dei prossimi anni. Per affrontarlo non bastano risposte episodiche legate alle emergenze climatiche. Occorrono governance stabile, investimenti misurabili, reti intelligenti, depurazione avanzata e una maggiore capacità di coordinamento tra istituzioni, regolatori e gestori.

La sfida, in definitiva, è trasformare la crisi idrica in un’occasione di modernizzazione del Paese, mettendo l’acqua al centro delle politiche industriali, ambientali e territoriali.