La progettazione non è più solo una fase tecnica, ma uno strumento di politica industriale e territoriale.
Roma, 18 giugno 2026
La cura del territorio, la rigenerazione del patrimonio costruito e il rilancio delle grandi opere come motore di sviluppo nazionale. Sono questi i tre assi attorno ai quali si è articolato il convegno annuale OICE 2026, ospitato all’Auditorium del MAXXI di Roma e dedicato al tema “Cura e rigenerazione del Paese: territorio e costruito tra sicurezza, innovazione e futuro”. L’incontro ha riunito alcuni dei principali protagonisti pubblici e privati della filiera delle infrastrutture, dell’ingegneria, dell’architettura e della consulenza tecnico-economica. Dal confronto è emersa una linea condivisa: progettazione, ingegneria e architettura devono essere considerate leve centrali per la qualità degli interventi e per la capacità del Paese di affrontare le grandi trasformazioni dei prossimi anni. Al convegno ha partecipato Alfredo D’Ercole di VALIDARE srl.

La prima tavola rotonda ha affrontato il nodo della cura del territorio e delle infrastrutture, con particolare attenzione alla prevenzione dei rischi, alla gestione delle emergenze e alla necessità di strumenti più efficaci per passare dalla logica dell’intervento straordinario a quella della programmazione ordinaria. Il confronto ha visto la partecipazione, tra gli altri, di Fabrizio Curcio, commissario straordinario alla ricostruzione nelle regioni colpite dall’alluvione del 2023, Fabio Fatuzzo, commissario unico alla depurazione e al riuso delle acque reflue, Luigi Ferrara, capo Dipartimento Casa Italia, ed Errico Stravato, amministratore delegato di Sogesid.
Il secondo focus è stato dedicato alla rigenerazione del costruito e del patrimonio dismesso, con l’obiettivo di individuare risposte concrete anche all’emergenza abitativa. Per OICE, il recupero degli spazi inutilizzati rappresenta una delle sfide più importanti per le città italiane: dare nuove funzioni al patrimonio esistente, aiutare i giovani nell’accesso alla casa e farlo senza nuovo consumo di suolo. In questo quadro, la progettazione diventa decisiva non solo sul piano tecnico, ma anche nella costruzione dell’equilibrio economico e finanziario degli interventi. Alla seconda tavola rotonda sono intervenuti Federica Brancaccio, presidente ANCE, Filippo Salucci dell’Agenzia del Demanio, Stefano Scalera, amministratore delegato INVIMIT, e Mario Valducci, amministratore delegato Fintecna. Il confronto ha evidenziato la necessità di “cucire” e risanare i cosiddetti buchi neri urbani, trasformando aree e immobili dismessi in occasioni di rigenerazione, inclusione e sviluppo.
La terza tavola rotonda ha invece collegato il tema della rigenerazione alle grandi opere. Le infrastrutture strategiche sono state indicate come uno dei principali motori di modernizzazione del Paese, non solo per gli effetti diretti sulla mobilità, sui servizi e sulla competitività, ma anche perché rappresentano laboratori di innovazione tecnologica. Secondo Lupoi, nelle grandi opere si sperimentano competenze e tecnologie che possono poi essere valorizzate in Italia e all’estero, generando benefici superiori ai costi sostenuti nel lungo periodo. A questo confronto hanno preso parte Dario Lo Bosco, amministratore delegato di FS Engineering, Umberto Sgambati, presidente PROGER, Andrea Tomarchio, vicepresidente esecutivo Infrastrutture RINA, e Fabio Visintin, direttore generale ADR Ingegneria.
L’Assemblea OICE 2026 consegna, dunque, una visione precisa: il Paese va curato prima ancora che riparato. La prevenzione del territorio, la rigenerazione del costruito e la realizzazione delle grandi opere non sono capitoli separati, ma parti di una stessa strategia nazionale. Al centro resta la qualità della progettazione, chiamata a trasformare risorse, piani e indirizzi politici in interventi concreti, sostenibili e capaci di generare valore pubblico.
La sfida indicata da OICE è quella di rafforzare la governance, semplificare i processi, valorizzare le competenze tecniche e fare dell’ingegneria e dell’architettura strumenti essenziali per la sicurezza, l’innovazione e il futuro del Paese.
In sintesi, OICE propone una visione in cui il Paese va “curato” prima ancora che riparato: con manutenzione programmata, qualità progettuale, digitalizzazione, investimenti certi e una governance capace di passare dall’emergenza alla prevenzione. In sintesi: a progettazione non è più solo una fase tecnica, ma uno strumento di politica industriale e territoriale. Serve a prevenire i rischi, rigenerare il costruito, affrontare l’emergenza abitativa, rendere più resilienti le infrastrutture e trasformare le grandi opere in laboratori di innovazione.








