Avezzano guarda al futuro delle aree interne: cultura e archeologia al centro del rilancio della Marsica

Nel Consiglio comunale straordinario del 30 ottobre, la proposta del sindaco Giovanni Di Pangrazio apre un confronto sul futuro dei territori abruzzesi. Un’ipotesi molto concreta è quella di affiancare alle politiche economiche, sociali e digitali un grande progetto di valorizzazione del patrimonio storico, culturale e archeologico di cui il comprensorio marsicano è particolarmente ricco.

Avezzano, 30 ottobre 2026 – Il futuro delle aree interne dell’Abruzzo torna al centro del confronto istituzionale. Con il Consiglio comunale straordinario di oggi, il sindaco di Avezzano Giovanni Di Pangrazio ha promosso un’iniziativa che punta a superare la frammentazione delle politiche territoriali, proponendo una strategia condivisa capace di contrastare lo spopolamento e creare nuove condizioni di sviluppo economico e sociale.

L’incontro, che ha visto la partecipazione di parlamentari, amministratori regionali, presidenti delle Province abruzzesi, sindaci e rappresentanti delle organizzazioni economiche e sociali, si è concluso con l’approvazione di un documento d’indirizzo per la costruzione di una rete territoriale e di un patto politico-istituzionale. È in questo contesto che si inserisce l’idea della cosiddetta “Quinta Provincia”, intesa non come una nuova articolazione amministrativa, ma come un sistema territoriale capace di superare i confini provinciali e valorizzare le specificità delle singole comunità. Una prospettiva che interessa direttamente la Marsica, territorio nel quale convivono importanti potenzialità economiche, ambientali e culturali con problemi strutturali che da tempo ne condizionano le opportunità di crescita.

Dal finanziamento di singole opere a un progetto di sviluppo del territorio

Uno degli aspetti più significativi dell’intervento del sindaco Di Pangrazio ha riguardato la necessità di modificare l’impostazione tradizionale delle politiche per le aree interne. Per molti anni gli interventi pubblici sono stati prevalentemente orientati alla realizzazione di singole opere, senza essere sempre accompagnati da una visione strategica capace di incidere stabilmente sulle cause dello spopolamento e della marginalità. Strade, piazze, edifici pubblici, impianti sportivi e infrastrutture rappresentano investimenti importanti, ma il loro autentico valore va oltre la dimensione materiale: risiede nella capacità di generare nuove opportunità, dare vita ai territori e alimentare processi virtuosi di crescita, sviluppo e benessere collettivo. Il Libro Bianco per il Diritto a Rimanere Digitale, presentato dall’Amministrazione comunale di Avezzano, affronta una delle sfide più importanti per il futuro delle aree interne: restituire alle persone, soprattutto ai giovani, la libertà di scegliere di vivere, lavorare e costruire il proprio futuro nella terra in cui affondano le proprie radici. Il documento delinea una prospettiva di sviluppo che intreccia innovazione tecnologica, coesione territoriale e diritti di cittadinanza, indicando concrete direttrici d’intervento: dalla telemedicina all’assistenza sanitaria di prossimità, dalla digitalizzazione dei servizi pubblici alla diffusione della banda ultralarga, fino al rafforzamento dell’istruzione, della formazione professionale e delle opportunità imprenditoriali. Un insieme di azioni che guarda a un obiettivo comune: trasformare il diritto a rimanere in una reale opportunità di crescita, dignità e futuro. A questi obiettivi si affiancano le proposte di fiscalità differenziata per i territori svantaggiati, di incentivazione alla permanenza della popolazione, di rafforzamento del welfare territoriale e di sviluppo delle comunità energetiche. 

Particolare rilievo assume la proposta di realizzare ad Avezzano un Hub delle Competenze Digitali delle Aree Interne d’Abruzzo, destinato a favorire la formazione, l’innovazione, la sperimentazione dell’intelligenza artificiale e la collaborazione tra amministrazioni, università, imprese e centri di ricerca.

Il Libro Bianco delinea inoltre un sistema di governance condivisa, sostenuto da una cabina di regia permanente e dalla possibilità di utilizzare, attraverso specifici progetti, le risorse della programmazione europea, nazionale e regionale. Si tratta di un’impostazione che considera il diritto a rimanere non soltanto come possibilità di continuare a risiedere nel proprio territorio, ma soprattutto come opportunità di accedere a servizi, lavoro, conoscenza e condizioni di vita comparabili a quelle delle aree maggiormente sviluppate.

Oggi le aree interne, proprio perché rimaste per decenni ai margini dei grandi processi di sviluppo economico, custodiscono un patrimonio straordinario di risorse, identità e potenzialità ancora inespresse. Un patrimonio che assume un valore ancora più significativo in un momento in cui molte periferie urbane mostrano evidenti segni di impoverimento economico e sociale, perdendo progressivamente la propria capacità attrattiva. Investire nella valorizzazione delle aree interne significa, dunque, saper interpretare e intercettare una crescente aspirazione a una migliore qualità della vita, riscoprendo il valore delle relazioni umane, dell’appartenenza, della bellezza del paesaggio e di un rapporto più autentico con il territorio. È proprio qui, lontano dall’anonimato e dalle contraddizioni di tante periferie urbane, che può nascere una nuova idea di sviluppo: più umana, sostenibile e capace di restituire alle comunità il piacere e l’orgoglio di abitare i propri luoghi.

La cultura come ulteriore infrastruttura strategica del territorio

In questo scenario merita tuttavia un approfondimento specifico un settore che, per la Marsica, può assumere un’importanza particolare: la valorizzazione del patrimonio storico, culturale e archeologico.

Il Libro Bianco riconosce la cultura e le tradizioni tra le risorse delle aree interne, ma questa componente potrebbe essere ulteriormente sviluppata fino a diventare uno degli assi portanti della strategia territoriale.

La Marsica custodisce infatti un patrimonio straordinario, distribuito in un sistema di centri abitati, siti archeologici, testimonianze architettoniche, paesaggi storici e tradizioni che raccontano una vicenda millenaria. Dalla civiltà dei Marsi e degli Equi alla colonizzazione romana, dall’organizzazione degli insediamenti medievali alle grandi trasformazioni del territorio fucense, la storia del comprensorio presenta elementi di particolare interesse scientifico e culturale. Il prosciugamento del lago Fucino, prima tentato attraverso le imponenti opere idrauliche dell’imperatore Claudio e successivamente portato a compimento nell’Ottocento, costituisce uno degli esempi più significativi del rapporto tra l’uomo, l’acqua e la trasformazione del paesaggio. A questa storia si aggiungono le testimonianze della ricostruzione successiva al terremoto del 1915, che ha profondamente modificato il tessuto urbano e sociale di Avezzano e di numerosi centri marsicani. Non si tratta soltanto di conservare monumenti o custodire reperti. Si tratta di riconoscere nella storia del territorio una risorsa capace di produrre conoscenza, attrattività, occupazione e nuove opportunità economiche. In questa prospettiva, la cultura non rappresenta soltanto un patrimonio da custodire, ma una risorsa viva, capace di generare identità, attrattività e nuove opportunità di crescita. Può diventare così una vera e propria infrastruttura immateriale dello sviluppo, da integrare con le infrastrutture materiali, tecnologiche e sociali, affinché la valorizzazione delle aree interne non si limiti al recupero dei luoghi, ma contribuisca a restituire vitalità alle comunità e a costruire nuove ragioni per scegliere di restare, vivere e investire nel proprio territorio.

Il valore della memoria storica

Questa visione aveva già trovato una significativa espressione nella presentazione del volume Avezzano. Historia & Monumenta – La nostra memoria per pensare al futuro, dello storico e archeologo Giuseppe Grossi, pubblicato da VALIDARE con l’intento di riaffermare il valore della cultura e della memoria storica quali risorse strategiche per la valorizzazione e il rilancio del territorio marsicano. Un’opera che racchiude un messaggio profondo: la conoscenza delle proprie radici non è soltanto un dovere verso il passato, ma una straordinaria opportunità per riscoprire l’identità dei luoghi, rafforzare il senso di appartenenza e costruire, con maggiore consapevolezza, il futuro delle nuove generazioni. Il libro è stato presentato il 6 marzo 2026 ad Avezzano, nel corso di un convegno patrocinato dall’amministrazione comunale, che ha visto la partecipazione del sindaco Giovanni Di Pangrazio, dell’autore Giuseppe Grossi, di Alfredo Chiantini, Carmine Malandra e dell’antropologo Ernesto Di Renzo dell’Università di Roma Tor Vergata. L’iniziativa ha rappresentato un’occasione di approfondimento non soltanto della storia cittadina, ma anche del rapporto tra identità territoriale e prospettive di sviluppo.

Il libro offre un contributo alla conoscenza delle trasformazioni storiche e degli insediamenti che hanno caratterizzato l’area avezzanese, restituendo alla memoria collettiva una continuità spesso compromessa dalle moderne trasformazioni del paesaggio e dalle vicende che hanno segnato la storia di questo territorio. Nel corso di quell’incontro, avevo già affrontato il tema delle prospettive di sviluppo della Marsica, richiamando il valore della posizione geografica di questo territorio e delle sue connessioni con Roma e con la costa adriatica. Quella riflessione trova oggi un possibile collegamento con l’iniziativa promossa dal sindaco Di Pangrazio. La conoscenza del passato non deve essere considerata un esercizio di nostalgia, ma uno strumento per riconoscere le potenzialità del territorio e orientarne consapevolmente le trasformazioni future. È proprio questo il significato della valorizzazione culturale intesa come componente di una strategia di sviluppo.

Un grande sistema culturale e archeologico per l’intera Marsica

La Marsica dispone di numerose testimonianze che potrebbero essere organizzate attraverso un progetto unitario di conoscenza, tutela e fruizione. Alba Fucens, nel territorio di Massa d’Albe, rappresenta uno dei complessi archeologici più significativi dell’Italia centrale, con le sue strutture urbane, l’anfiteatro e le testimonianze della presenza romana. Il santuario di Angizia a Luco dei Marsi, l’antica Marruvium presso San Benedetto dei Marsi, i resti della città antica di Antinum a Civita d’Antino e l’area archeologica di Amplero a Collelongo costituiscono ulteriori testimonianze di un patrimonio diffuso. Ad Avezzano assumono particolare rilevanza i Cunicoli di Claudio e il sistema dell’Incile, la villa romana e le raccolte archeologiche e lapidarie cittadine. A Celano, il Museo palafitticolo delle Paludi conserva testimonianze fondamentali per la conoscenza degli insediamenti preistorici dell’area fucense. Accanto a questi beni, il patrimonio medievale, religioso e architettonico dei centri marsicani, da Celano a Tagliacozzo, da Pescina a Trasacco e agli altri borghi, contribuisce a delineare un sistema culturale di particolare ricchezza.

La questione non riguarda semplicemente l’esistenza di questi beni, già conosciuti dagli studiosi e dalle comunità locali, ma la possibilità di trasformare un patrimonio oggi distribuito tra differenti realtà territoriali e gestionali in un sistema riconoscibile, accessibile e coordinato. È da qui che potrebbe nascere un programma di valorizzazione dell’intero comprensorio marsicano, fondato su una rete di luoghi della cultura, siti archeologici, musei, centri storici e percorsi paesaggistici. Un progetto da sviluppare attraverso la collaborazione tra Comuni, Regione Abruzzo, Ministero della Cultura, Soprintendenze, università, istituzioni culturali e operatori economici, nel rispetto delle rispettive competenze.

Il patrimonio storico quale asset per lo sviluppo turistico

La costruzione di un sistema culturale integrato richiede una visione strategica e una programmazione capace di superare la frammentarietà degli interventi, individuando obiettivi concreti e risultati misurabili. Un primo passo potrebbe essere la creazione di una rete virtuale del patrimonio storico e archeologico della Marsica, attraverso il censimento dei beni, la conoscenza del loro stato di conservazione, la valutazione delle condizioni di accessibilità e l’individuazione delle potenzialità di valorizzazione. Ma il vero salto di qualità consiste nel trasformare la ricchezza culturale del territorio in una concreta esperienza di visita e di soggiorno, capace di generare attrattività turistica e nuove opportunità economiche. Occorre, pertanto, costruire una rete di itinerari storici, culturali e archeologici coordinati, che mettano in relazione le testimonianze del passato con i borghi, i centri urbani, il paesaggio, le strutture ricettive e le eccellenze produttive locali. Non più singoli luoghi da visitare, ma un territorio da scoprire, vivere e raccontare, nel quale la cultura diventi il filo conduttore di una nuova economia dell’accoglienza.

La progressiva organizzazione di servizi di accoglienza, visite guidate, strumenti informativi multilingue e programmi di apertura coordinati consentirebbe di migliorare la fruibilità del patrimonio, distribuendo i benefici economici su una pluralità di comunità. In questa prospettiva, le tecnologie digitali assumerebbero un ruolo particolarmente importante. In questa prospettiva, l’Hub delle Competenze Digitali proposto dal Comune di Avezzano potrebbe diventare un autentico laboratorio di innovazione al servizio della cultura e del territorio, nel quale ricerca storica, nuove tecnologie e competenze professionali si incontrino per dare vita a strumenti innovativi di conoscenza e valorizzazione del patrimonio marsicano. Dalla ricostruzione virtuale dei siti archeologici agli itinerari digitali interattivi, si aprirebbero nuove possibilità per rendere la storia accessibile, coinvolgente e attrattiva. Un ponte tra memoria e innovazione, capace di trasformare la ricchezza del passato in nuove opportunità di lavoro, soprattutto per le giovani generazioni. È tuttavia fondamentale che l’innovazione tecnologica sia sostenuta da un rigoroso lavoro di ricerca scientifica, affinché le ricostruzioni virtuali e le rappresentazioni digitali non diventino semplici suggestioni, ma strumenti capaci di restituire, con autenticità e rigore, il valore della memoria storica e archeologica. Da questa integrazione tra conoscenza, tecnologia e valorizzazione del patrimonio potrebbe nascere una vera e propria filiera territoriale della cultura, capace di mettere in rete archeologi, architetti, restauratori, ricercatori, operatori turistici, imprese creative, artigiani e giovani professionisti. Non una successione di eventi occasionali, ma un sistema permanente di attività, competenze e opportunità, fondato sulla ricerca, sulla tutela, sulla conservazione, sulla formazione e sulla fruizione del patrimonio culturale. Un modello capace di trasformare la cultura da semplice testimonianza del passato a motore concreto di sviluppo economico, occupazione qualificata e rinascita delle comunità locali.

La cultura non sostituisce i servizi: ne rafforza il valore

La valorizzazione del patrimonio storico e archeologico, per quanto importante, non può da sola rappresentare la risposta ai problemi delle aree interne. La cultura può accendere nuove prospettive di sviluppo, ma perché queste diventino realtà occorre creare le condizioni affinché le persone possano scegliere di vivere, lavorare e costruire il proprio futuro in questi territori.

Senza collegamenti efficienti, servizi sanitari accessibili, scuole, infrastrutture digitali, opportunità occupazionali e adeguate condizioni abitative, anche i luoghi più ricchi di storia e bellezza rischiano di perdere progressivamente vitalità e attrattività. È dunque necessario superare una visione settoriale della cultura, riconoscendole un ruolo trasversale all’interno di una più ampia strategia di sviluppo territoriale. Un sito archeologico recuperato può diventare motivo di attrazione; un museo può trasformarsi in luogo di conoscenza, formazione e nuove professionalità; una rete di itinerari culturali può alimentare il turismo sostenibile e sostenere le economie locali. Ma il vero successo non si misura soltanto dal numero dei visitatori, bensì dalla capacità di trasformare queste opportunità in benessere diffuso, lavoro stabile e nuove ragioni per restare. Perché un territorio non torna a vivere semplicemente quando riesce ad attrarre turisti, ma soprattutto quando offre ai propri abitanti la possibilità e il desiderio di continuare ad appartenergli.

La vera sfida è dunque quella di coniugare patrimonio culturale, qualità urbana, sostenibilità ambientale, innovazione tecnologica e sviluppo economico in una visione unitaria e lungimirante del futuro della Marsica. Una strategia capace di trasformare la straordinaria ricchezza della sua storia e delle sue tradizioni in nuove opportunità di crescita, lavoro e benessere collettivo. Perché la memoria del passato non sia soltanto un patrimonio da custodire, ma una risorsa viva dalla quale far nascere il futuro del territorio e delle nuove generazioni.

Una prospettiva per il futuro della Marsica

Il confronto avviato il 30 ottobre ad Avezzano con la presentazione del libro edito da VALIDARE pone una questione fondamentale, che va oltre le appartenenze politiche e i confini amministrativi: quale futuro vogliamo costruire per le comunità delle aree interne e quali condizioni dobbiamo creare affinché le persone possano continuare a vivere, lavorare e realizzare le proprie aspirazioni nei territori di origine? La risposta non può limitarsi a una dichiarazione di intenti, ma richiede una visione condivisa dello sviluppo, capace di tradursi in un progetto concreto, sostenuto da investimenti mirati, servizi efficienti e una programmazione di lungo periodo. Una visione che sappia, soprattutto, riconoscere e valorizzare quelle risorse identitarie che rendono ogni territorio unico e irripetibile. Per la Marsica, il patrimonio storico, culturale e archeologico rappresenta una di queste risorse irrinunciabili, un’eredità straordinaria che può diventare protagonista di una nuova stagione di crescita e di rinnovata vitalità territoriale.

L’iniziativa avviata ad Avezzano offre dunque l’opportunità di portare questa dimensione al centro del confronto istituzionale, contribuendo alla costruzione di una strategia di sviluppo nella quale cultura, innovazione ed economia possano procedere insieme. Perché il futuro delle aree interne non si costruisce soltanto portando nuove risorse nei territori, ma anche restituendo valore a ciò che questi territori hanno saputo custodire nel tempo. E perché il diritto a rimanere diventi, finalmente, non una scelta di rinuncia, ma una scelta di libertà e di futuro.

Il diritto a rimanere nel proprio territorio non si esaurisce nella disponibilità di servizi, infrastrutture e opportunità economiche. È qualcosa di più profondo: è il diritto di sentirsi parte della propria terra, di riconoscersi nella sua storia, di custodirne l’identità e di trasformare l’eredità delle generazioni passate in nuove opportunità per quelle future.

È da questa consapevolezza che la Marsica può ripartire, costruendo un nuovo equilibrio tra memoria, territorio e sviluppo. Perché il futuro di una comunità non nasce dalla rinuncia alle proprie radici, ma dalla capacità di trasformarle in una nuova ragione per restare, crescere e guardare avanti con fiducia.